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KARIN ANDERSEN
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di
Luca Panaro

Le tue immagini suggeriscono un allontanamento dall'antropocentrismo dilagante, dando vita a futuribili ibridi zoomorfi che si aggirano nei luoghi che frequentiamo abitualmente.
Perchè?
Mi interessa uscire dalla logica antropocentrica e in maniera "creativa": cerco di immaginare queste forme di vita peculiari, teriomorfe e/o vicine all'idea dell'alieno. L'idea della contaminazione e dell'ibiridazione per me è una sorta di esercizio mentale per aprire nuovi orizzonti: il modo di percepire/concepire il mondo di noi umani e solo uno fra tanti modi
possibili.

Per quale motivo decidi spesso di dare il tuo volto agli insettoidi che raffiguri?
Ma davvero sembro io? sarà una coincidenza....

Le tue opere sembrano un compromesso tra l'amore per la pittura e le potenzialità offerte dalla stampa fotografica digitale. Come prende forma  il quadro finito che noi osserviamo in galleria?
Molti dei miei quadri nascono in questo modo: fotografo gli ambienti (a volte li fotografo spontaneamente mentre sono in giro, senza un'intenzionalità precisa, altre volte faccio vere e proprie ricerche fotografiche in luoghi particolari, specialmente quando ho già in mente un progetto su cui lavorare). Successivamente mi occupo delle figure da inserire negli ambienti: creo un set di posa nel mio studio, fotografo i miei modelli (umani), elaboro le foto con un software di digital imaging al computer. Poi comincia la fase più difficile ma anche più interessante: abbinare figure e ambientazioni. Comincio con una serie di bozzetti digitali, dopo elaboro la variante più convincente. Il file di questa immagine viene stampato (o stampa plotter su tela, oppure stampa lambda montata su alluminio). A questo punto c'è l'intervento pittorico direttamente sulla stampa. Anche se questo è un procedimento che ho collaudato e usato in tantissime opere, non è mai automatico: in alcuni lavori l'intervento pittorico finale non è necessario e quindi non c'è, mentre in altri la pittura prevale sul digitale. C'è anche da dire che l'elaborazione digitale delle figure assomiglia a un procedimento pittorico: manca solo il pennello e il colore nel senso fisico.

Pensi ai tuoi quadri come visioni onirico-fantascientifiche oppure come ad una realtà prossima futura?
Non sono intesi come previsioni pseudoscientifiche per una realtà futura. Non credo che al momento si possano ipotizzare ibridi uomo animale come quelli che immagino nei miei lavori, anche se la scienza fa passi da gigante. Il mio immaginario è invece vicino (e spesso ispirato) alle visioni un po' ingenue della fantascienza anni 60 e 70, tipo Star Trek: massima libertà all'immaginazione, contrapposta a effetti speciali modesti al limite del casalingo. L'idea della fantascienza mi serve inoltre per chiarire che la mutazione teriomorfa nei miei lavori non è regressiva: non vorrei parlare di presunti residui animali negli umani (il tanto citato "animale dentro di noi"), ma della mutazione come condizione decisamente "moderna", proiettata verso un dialogo con il mondo circostante in maniera inedita. L'alieno fantascientifico per me è un simbolo dell'inquietudine, del disagio di fronte ai confini troppo stretti dell'universo antropomorfo.

Le tue creature meticce vogliono soppiantare l'uomo o semplicemente convivere?
Ovviamente vogliono soppiantare l'uomo, prendere possesso della terra e poi colonizzare l'intera galassia.... no, scherzo... temo che la questione sia proprio un'altra: per "loro" la convivenza con l'uomo andrebbe benissimo, ma penso che sarebbe proprio l'uomo ad avere dei problemi a condividere il suo habitat con creature animaloidi come le mie...

7 marzo 2003
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Karin Andersen è nata nel 1966 a Burghausen (Germania)
www.karinandersen.com