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ELENA ASCARI
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di
Fabio Bonetti


Che ruolo gioca la fotografia nel tuo lavoro di pittrice?
La fotografia è il primo passo per iniziare un lavoro, solitamente scelgo o capito in un luogo, spesso pubblico, lo osservo e scatto numerose foto che mi serviranno in studio per comporre l' immagine. Guardo l'ambiente usando un solo punto di vista, gli elementi presenti fanno parte del quadro come lo facevano esattamente della realtà. Ma a volte risulta molto difficile trovare le immagini giuste o scegliere l'inquadratura migliore dato che nei centri commerciali e aeroporti è proibito scattare fotografie! Inoltre il fluire della gente spesso rende impossibile fermarsi in spazi non abitualmente di sosta.

Mi sembra di poter affermare che nei tuoi dipinti fondamentale è il ruolo della visione, o meglio dello sguardo, e che forte sia la presenza dello sdoppiamento del riflesso... Si, è importante il gioco della visione, cosi sempre effimera e ingannevole essa muta continuamente e ogni attimo posso riuscire a trovare differenti soluzioni e composizioni soltanto ponendomi a osservare superfici specchianti affiancate a diverse inclinazioni da cui guardo ciò che accade. Le persone, passando, muovendosi all' interno dello spazio considerato creano un' azione continua che documento con la foto. In ogni porzione di spazio avviene qualcosa, sempre differente, ma mai autonomo. I riflessi si affiancano o si intersecano, deformano a volte la realtà facendola somigliare sempre più alla sensazione che ho di essa. Tutto assume un volto più inanimato, i movimenti automatici dei personaggi diventano meccanicamente continui, la merce e i fruitori si spostano all'interno dei passaggi rispettando i percorsi imposti. Intanto la plastica cerca di invadere l'ambiente e sembra che riesca a ricoprire tutto rendendolo ancora più artificiale. L'uomo e l'ambiente non si differenziano più.

Una volta mi hai detto che impieghi moltissimo tempo per realizzare un quadro. Questa cosa è curiosa, in un contemporaneo che sembra perennemente lanciato a folle velocità produttiva...
E' una necessità per me impiegare moltissimo tempo per un lavoro, non riesco a essere sintetica e veloce perché ogni variazione cromatica deve risultare come l' ho pensata in precedenza, non lascio tanto al caso, quindi mi ostino sino a che non ottengo il risultato voluto e spesso ho bisogno anche di sei mesi. Il rapporto tra il mio lavoro e il frenetico mondo fuori dallo studio non è facile, ci sono esigenze, scadenze, pressioni e promesse che male si associano al lavoro creativo dal quale non si può pretendere una buona resa senza il supporto del tempo come riflessione, ricerca e concentrazione. Inoltre, il fatto di dipingere con estrema minuzia una superficie anche abbastanza grande, necessita di tempo. Insomma, devo staccare il collegamento col tempo quando lavoro, impiegarlo senza calcolarlo altrimenti esso cerca sempre di prendere il controllo su di me.

Quali sono i tuoi riferimenti nel contemporaneo e nel passato?
Sono sempre stata affascinata da Michelangelo, per i volumi e le superfici cangianti e aver trovato proprio a Modena una grande parete di dipinti del Tintoretto nel periodo di studio michelangiolesco è stato un grande dono, ne rimango sempre rapita. Personaggi più vicini a cui guardo tantissimo sono anche Gauguin per come tratta la vegetazione o Klimt per la sua decorazione esasperata, ma amo molto anche l'efficacia visiva e comunicativa della pop art americana. Passando più ai nostri giorni è sicuramente Cremonini l' artista che ammiro di più, per le superfici, le deformazioni, i tagli e soprattutto la luce, é geniale.

12 settembre 2005
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Elena Ascari è nata nel 1981 a Modena
www.ascarielena.it