"Naufrago", tecnica mista su tela, cm 160 x 220, 2002 Courtesy Marella, Milano.
"Gabbia" , tecnica mista su tela, cm 160x200, 2002 Courtesy Marella, Milano."Domatrici", tecnica mista su tela, cm 160x 240, 2002 Courtesy Marella, Milano.



home page

PAOLO CONSORTI
------------------------------
di
Luca Panaro



Le tue esigenze rappresentative trovano nel linguaggio tecnologico moderno un solido supporto. Ma, pur utilizzando i più sofisticati sistemi di elaborazione digitale, la tua ricerca sembra anacronisticamente rifiutare l'assenza di manualità offerta dalla logica contemporanea. Per quale motivo senti ancora la necessità di "sporcarti le mani" col colore, anzichè affidare al computer tutto il processo produttivo?
Io nasco come pittore puro, anche se ho sempre cercato - in modalità di volta in volta differenti, inventando strategie e sperimentando contaminazioni possibili tra pittura e tecnologia - di giungere ad un risultato diverso da quello puramente artigianale. Orientarmi su tale percorso non è stata una scelta di carattere ideologico, ma una necessità espressiva, scaturita, credo, da un confronto in parte volontario ma anche direi obbligato, con la produzione immensa d'immagini della nostra epoca e con i mezzi che producono e propagano tali immagini. Se quindi da un lato la mia pittura - e l'operazione che sto costruendo attorno ad essa - ha i suoi referenti nella tradizione storica italiana, d'altra parte il cinema e la fotografia ricoprono un ruolo molto importante, soprattutto per quanto riguarda la qualità dell'immagine. La mia posizione si situa ad un punto d'incontro tra manualità e tecnologia, un punto d'equilibrio che non si può definire in una formula e che per me fa parte di una sensibilità pittorica contemporanea, che mi fa sentire lontana sia la pittura accademica interamente manuale, sia l'impersonalità della stampa digitale. L'intervento pittorico su una stampa di questo tipo è un procedimento abbastanza diffuso. Ciò che contraddistingue il mio lavoro, dal punto di vista tecnico, è il grado di fusione tra procedimenti tecnologici ed interventi manuali. Devono essere fattori strettamente connessi, perchè si tratta di un problema di visione mentale.

I tuoi quadri sono quindi il risultato di una contaminazione mediatica che necessita di competenze scenografiche, fotografiche, digitali, dove, soltanto al termine di questo lungo e ragionato processo, interviene l'elemento strettamente pittorico. Le tue opere sono vere e proprie pitture, pur non sembrando tali per il vasto intervento tecnologico che le ha imparentate maggiormente al mondo artificiale. Ci puoi descrivere passo per passo il processo creativo che porta alla realizzazione del quadro finito?
Nel mio modo di concepire la pittura è fondamentale l'idea che dipingere è un fatto mentale prima di tutto, quindi non è corretto parlare di un intervento pittorico finale su un lavoro sostanzialmente tecnologico. La pittura comincia molto prima, viene prima di tutto, ed è proprio questo che produce quel senso di depistamento di fronte ad un mio lavoro. In ogni fase - che come dici giustamente è un lungo e ragionato processo - il pittore è coinvolto, è all'opera. Dalla scelta dei modelli, alla realizzazione dei costumi, fino alla costruzione dei set dove vengono collocati i personaggi, tutto converge verso un senso pittorico che in me è una tensione naturale. A volte intervengo pittoricamente anche nei set tridimensionali che realizzo, poi c'è il passaggio fotografico e infine l'elaborazione al computer che è un altro modo di fare pittura. Alla fine - quando le idee arrivano a definirsi in poche e calibrate immagini, che elaboro e seleziono lungamente nel corso dei vari progetti - passo alla relizzazione su tela, con un intervento in parte digitale ed in parte manuale.

Parlaci della realizzazione del tuo ultimo lavoro intitolato "Naufragio".
Ho realizzato il naufrago pensando di raccontare un gioco che diventa deriva, una posizione in bilico tra dramma e ironia. La finzione e gli stratagemmi della scena, alimentano una sospensione ed un'ambiguità intorno al personaggio nel gommone: il naufrago, che è adulto e bambino, divertito e perduto. Il mare è una costruzione in plastica dipinta, il gommone è un giocattolo gonfiabile sul quale sono intervenuto ad olio; questi sono gli elementi semplici che ho utilizzato per la costruzione di questo mini-set, fotografato in studio e rielaborato al computer. Lo stesso vale per il modello nel gommone, indossa un costume e lavora con me entrando da attore nel progetto dell'opera. La scelta dei modelli e la loro preparazione è fondamentale nel mio lavoro, fatto di tanti steps, finalizzati a costruire l'opera intorno all'idea iniziale. Lavoro sempre su un'idea precisa, che si arricchisce di sperimentazioni sui materiali più vari. Nel set possono entrare gli oggetti più disparati, ma sempre rielaborati, ridipinti e alterati in modo da perdere la connotazione iniziale. Avrai capito che, prima di passare alla realizzazione su tela, ci sono molti passaggi e differenti fasi che si concludono nella pittura tradizionale miscelata alla stampa digitale.

Perchè scegli come protagonisti dei tuoi lavori immagini mitologiche, bibliche, letterarie? La santità di molti tuoi personaggi sembra essere in realtà carente dei requisiti religiosi necessari. Vuoi riflettere su qualcosa di meno evidente, che vada oltre la simbologia più spiccia?
Io non amo la citazione tout court, la trovo noiosa ed inutile. Potrebbe apparire un paradosso ma ogni eventuale riferimento iconografico nel mio lavoro ha una voluta ambiguità. Mi piace lavorare su personaggi o situazioni ambivalenti, suggerire letture divergenti, allontanarmi da una storia per poi riprenderla da una prospettiva complementare. Sono affascinato dalle storie dei santi - in questo mi sento italiano - perché in esse l'umanità si esprime nella tensione a superarsi compiendo gesti e azioni che, decontestualizzati dal senso favolistico, hanno tutt'altra valenza. Si passa così dalla santità all'erotismo, dalla storia all'attualità, dalla tela al privato, fino a giungere alla propria esperienza, in modo scivoloso e inavvertito. Così lavoro attorno ai personaggi ed ai loro racconti, cercando quei particolari in cui l'ambiguità diventa più evidente.


Cupra Marittima, 12 settembre 2002
Copyright Intervistalartista.com - Tutti i diritti riservati


Paolo Consorti è nato nel 1964 a San Benedetto del Tronto (AP)
www.paoloconsorti.com