"Cow Boy" 2004
"Palco", gomma siliconata 2001
"Pelle", gomma siliconata 2001

 

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FRANCESCO FINOTTI
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di Anna Lisa Bondioli


Se dovessi definire il tuo lavoro con una parte del tuo corpo, a cosa corrisponderebbe?
A volte il lavoro si manifesta attraverso il corpo, in realtà è solo un pretesto per parlare di comportamento umano. L'antropologia ci insegna che l'uomo si è evoluto attraverso atti creativi, per merito di esemplari che non erano assoggettati alla legge del branco. Chi apportava innovazioni alla legge del branco? I maschi giovani che venivano scacciati dal maschio dominante. Solo fuori dal branco l'individuo era libero di concepire degli atti creativi. Per atti creativi intendo dei semplici gesti quotidiani come anche trovare il modo migliore per aprire una noce. Questo giovane esemplare, una volta scacciato il maschio dominante, apportava al gruppo innovazione, nuove nozioni, informazioni. Questo, arricchiva quindi l'intera società. Detto questo, l'arte parte da qui, in fondo è questo l'artista, non è altro che un esemplare che vive ai margini e che porta inconsciamente all'altro la propria esigenza.

Nelle "Anatomie Parallele" ti ricopri di lattice e fai il calco del tuo corpo. Perché? Da cosa o come nasce questa tua necessità.
Da dove nasce non lo so nemmeno io…ti rispondo come Hirst : "non lo so". Sicuramente sentivo che la base del lavoro doveva partire dal mio corpo perché dovevo essere io il primo a mettermi in gioco, il capro espiatorio per poi elaborare un lavoro antropologico.

La pelle è un feticcio?
Se tu pensi alla pelle d'orso, quella che viene messa nei salotti dell'alta borghesia, la pelle di tigre…la cosa che ha fatto nascere quel lavoro era l'esigenza di sottolineare che fondamentalmente trattiamo gli esseri umani come trattiamo gli animali. Le dimostrazioni le abbiamo tutti i giorni: la cronaca…vedi che la vita umana non vale assolutamente niente… e quindi perché non calpestarla… (foto di "Pelle" del 2001) è ipocrisia, potremmo benissimo avere nel salotto "buono" la pelle… Io faccio parte di questo sistema e questo sistema (economico) è organizzato in modo da calpestare chiunque trova sulla sua strada e quindi perché non me. Parto da me… come anche per "Palco", (foto di "Palco" del 2001) la mia testa esibita nel salotto buono potrebbe essere la testa dell'altro che mi ha bloccato la strada, colui che mi ha ostacolato.

Hai un padre nel campo dell'arte che ti ha particolarmente ispirato, un maestro?
No, non credo di avere un artista di riferimento. Penso che, visto che oggi non s'inventa niente di nuovo, ci sia un bagaglio culturale che ti porta a fare dei lavori piuttosto che degli altri. Sicuramente ci sono degli artisti che mi piacciono molto.

A chi ti senti più vicino adesso?
Non so. Faccio fatica a fare dei nomi, proprio perché non so da dove parta il mio lavoro e quali legami abbia.

La body art?
No, penso che il lavoro delle "anatomie parallele" centri poco con la body art. Penso che sia più legato alla scultura tradizionale, anche l'aver scelto il colore bianco della pelle di questa gomma al silicone ha più un rimando alla scultura vera e propria. C'è un momento in cui tutto questo potrebbe sembrare una performance ma è durante la realizzazione del negativo, della matrice. Quando abbiamo realizzato il negativo è accaduto un fatto curioso: ci siamo accorti rivedendo un filmato… ero rimasto incastrato nel negativo per molto tempo… ero sotto allo spesso strato di gesso… stanco morto … finalmente riesco a liberarmi… appena uscito sono subito corso a sorreggere il materiale, il calco stava per cadere. Capisci? Sono uscito come figlio da questa matrice ma sono andato subito a sorreggerla come fa un padre. Quel fatto mi ha colpito molto. Quella poteva sicuramente sembrare o essere un'operazione di body art. In realtà, il negativo, a me serve come pura e semplice matrice per ricavare le pelli, miei sembianti che poi inizio a tirare, tagliare, cucire e allora diventano quello che vedi: sculture. Sono sculture.

A cosa ti stai dedicando ultimamente? Alla scultura o alla fotografia? Quale percorso stai seguendo?
Mi accorgo che il lavoro è cambiato e che cambia man mano che ci sono dei momenti di cambiamento radicale nella mia vita. Almeno, il lavoro è radicalmente cambiato quando, terminata l'Accademia di Belle Arti, ho vinto la borsa di studio alla Fondazione Venturoli di Bologna dove ho avuto uno studio/laboratorio. Lì è partito il lavoro delle pelli di gomma al silicone. Ora sono in una nuova fase di cambiamento. Sto lentamente lasciando lo studio alla Fondazione perché non ho più spazio, sto sistemando un nuovo ambiente che sarà il luogo dove realizzerò i nuovi lavori. Anche il lavoro sta cambiando: però mi lascio portare, non cerco mai di condizionarlo. Mi accorgo che sto abbandonando la scultura e la gomma al silicone. No, anzi, non sto abbandonando la scultura ma la serie delle "Anatomie parallele", la sento terminata. Sento che è servita… per avere un'evoluzione del lavoro… Gli ultimi miei lavori sono fotografici. In realtà le cose che prossimamente vorrei realizzare sono vicine alla scultura.

Dici di aver abbandonato la gomma al silicone, quale materiale vorrai sperimentare per le tue prossime sculture? Pensi che utilizzerai sempre più la fotografia?
Non mi pongo problemi di materiale. Ho usato la fotografia perché c'erano dei lavori che avevano bisogno di vivere su un supporto fotografico, necessitavano quel linguaggio per esprimersi, ecco il lavoro delle case. Dei nuovi lavori non ti parlo perché sto recuperando del materiale e devo capire se funziona.

Parlando di scultura e di fotografia, capisco quanto, anche se utilizzi il mezzo fotografico, tu rimanga legato alla scultura. Nel lavoro "Pelle" 2002/03 il tuo sguardo è decisamente scultoreo. Le case che documenti si rivelano ai nostri occhi come sculture.
Sicuramente il lavoro è sempre vicino alla scultura. Io non ho fatto altro che fare un censimento in questo luogo bellissimo (una piana vicino a Crotone in Calabria). Grazie alla legge De Gasperi degli anni '50, in questa zona era stato realizzato un progetto di bonifica. Il progetto prevedeva una lottizzazione delle terre e la conseguente costruzione di case in modo seriale, poi concesse ai contadini. La cosa curiosa era questa serialità degli edifici. Importante per me era documentare a distanza di più di cinquant'anni dalla loro realizzazione, come queste case fossero diventate. La cosa più interessante era vedere, grazie anche all'abusivismo edilizio, come si erano trasformate. A livello legale può essere condannabile fin che vuoi, però a livello concettuale e artistico, l'abusivismo ha permesso ad ogni proprietario, in quella determinata situazione, di fare della propria casa, quel cazzo che gli pareva. Da una casa che veniva consegnata identica a quella di tutti gli altri (stesse finestre, stessa porta, stessi mq), sì è arrivati a modificarla in base alle esigenze di ogni nucleo famigliare. Quindi è stata una scoperta vedere come, chi da 50 mq, ne aveva ricavati 150 costruendo terrazze enormi, torri o bagni abusivi il tutto con colori diversi. Era un piacere vedere come ogni uomo avesse fatto della propria casa un contenitore che lo rappresentasse. Questo lavoro è sicuramente legato alle "anatomie parallele"!

Quale significato ha per te la casa? Cos'è per te questo contenitore?
Mi sono reso conto che la casa non è altro che una pelle, un contenitore di noi stessi. In fondo noi tutti siamo come quelle case, no? Abbiamo tutti due occhi, un naso, una bocca, come quelle case hanno tutte la stessa porta, le stesse finestre…praticamente "Pelle" 2002/03 rappresenta noi stessi: siamo tutti uguali ma tutti diversi e lì è proprio lampante perché tutte le case sono nate identiche. In questo caso la fotografia centra ben poco. Lo scatto fotografico è avvenuto dopo aver preso meticolosamente la stessa distanza da ogni edificio e la stessa angolatura: così ho censito un'area della Calabria. Sono capitato per caso in questa zona, solo per vacanza e ritornando a Bologna sentivo che il posto era importante e sentivo che era una cosa che dovevo fare. Il lavoro pian piano si sviluppava nella mia testa come fondamentale per portare avanti le mie cose: capivo che quello era un passaggio obbligato! Infatti, sono tornato appositamente in Calabria per realizzare quel lavoro.

Cosa hai cucinato ieri sera?
Tempo sprecato perché ho cucinato per una donna che giocherellava col cibo, cosa che io odio!

9 marzo 2005


Francesco Finotti è nato nel 1973 a Bologna