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FRANCESCA GENTILI
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di
Piergiorgio Viti


Malgrado la giovane età, sei attiva nel panorama italiano ormai da parecchio tempo. Sei passata da esperienze iperrealiste ad una forte scomposizione dell’immagine, come mai? Com’ è cambiato il tuo linguaggio nel corso degli anni?
Ho iniziato a dipingere lavorando sul ritratto, realizzando opere di gusto iperrealista, spesso servendomi dell’ausilio di una fotocamera. L’immagine però non era oggettiva, “spersonalizzata”, ma mirava piuttosto a rappresentare l’idea, lo spirito celato dietro l’apparenza. La tecnica che uso è sempre la stessa, cioè l’olio su tela, ma mi soffermo con delle “zoomate” sui particolari, spesso per ingrandirli. Ora sono io, e non l’obiettivo fotografico, a decidere la forma. E’ come se il rapporto si fosse invertito.

Molte tue opere sembrano infatti scatti fotografici oppure istantanee di una webcam. Che rapporto hai con questi mezzi?
Amo la fotografia, è sempre stata, e lo è anche adesso, la mia base di partenza.
Il suo ausilio, come quello della una webcam, sono determinanti per quello che faccio. Ciò che mi interessa infatti è cogliere l’istante, subito, immediatamente e poi lavorarci su.

Spesso si avverte la ricerca di un'alterità, di un “te stessa” non trovato, non corrisposto... questo continuo cercare-non trovare conduce all’ autoerotismo, come è evidente nelle opere presentate alla mostra “Slow Food Fast Mood!”. Quanto di erotico c'è nella tua arte? Cos'è per te l'eros?
L’eros è una parte importante di me e della mia arte. Su Internet molto spesso ci sono riferimenti erotici più o meno velati. Personaggi armati di una camera, nudi, si danno totalmente in pasto agli altri. Solitudine, esibizionismo, voyeurismo? Non so, forse è un modo come un altro per “rompere” il silenzio.

I tuoi lavori più recenti accolgono addirittura scritte pornografiche in inglese, spiegami il perché di questa scelta…
Ancora una volta è Internet che mi ha ispirato, il mondo delle chat in modo particolare. Lì i riferimenti pornografici non mancano. Per quanto riguarda la scelta dell’inglese non è casuale, oggi è la lingua universale per eccellenza.

Come vivi il conflitto tra il tuo linguaggio innovativo, ultramoderno, in un contesto tutto sommato periferico quale l'entroterra marchigiano? Esiste ancora, nell'epoca della multimedialità, la distanza tra centro e periferia?
Il rapporto è pessimo. La realtà marchigiana non offre nulla e il mio lavoro, le tematiche che affronto, sono troppo lontane dalla mentalità marchigiana per essere recepite appieno. In questo senso le Marche sono ancora, purtroppo, “periferia”.

18 aprile 2003
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Francesca Gentili è nata nel 1970 a Macerata
www.francescagentili.it