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ALESSANDRO GRIMALDI
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di Stefano verri


Vincitore del Premio Speciale della Giuria - sezione Sperimentale - alla 3° edizione del Festival del Cortometraggio Città di Pergola (PU) 2006. Una partecipazione che dichiara un interesse verso il video che in effetti si ritrova sin dai tuoi inizi, non a caso come videomaker…
Il cinema è stato la mia prima passione, il mio primo "linguaggio" artistico inteso come "fotografia" in movimento, come mezzo versatile in grado di unire la mia "natura" di scrittore a quella di fotografo. I miei lavori sono sempre stati narrativi, ho sempre raccontato storie più o meno reali alle quali la definizione di fiction va un po' stretta. Sotto la guida del collettivo catanese "CaneCapovolto" ho appreso le tecniche sperimentali Low-Fi realizzando una serie di corti ispirati al decalogo di Krzysztof Kieslowski uno dei quali menzionato come opera meritevole al concorso "Sotto il Vulcano", fino al corto di "chiusura" con la narrazione "Natalia_85 ha abbandonato la chat" (tratto da una storia realmente accaduta) premiato alla Rassegna dei Corti Mediterranei. Dopo un lunga pausa al mio primo esperimento di videoarte viene assegnato il premio speciale della giuria al Festival del Cortometraggio di Pergola, forse un'incitazione a non abbandonare il video!

Guardando le tue opere si nota l'associazione disparata di immagini provenienti da contesti differenti per quanto sempre appartenenti alla cultura di massa. Una convivenza fra immagine e scrittura che fa ben intuire il fascino verso il linguaggio pubblicitario. Non casuale risulta, dunque, il riferimento alla Pop Art americana e al contesto sociale che l'ha generata…
Principalmente sono uno scrittore! Ho iniziato all'età di dodici anni con un racconto di fantascienza, una delle passioni ereditate da mio padre (cultore di Asimov) e non ho mai smesso, anche quando, abbandonata la macchina da scrivere, ho continuato con il video, la fotografia e la grafica. Quest'ultima è una passione derivata dall'amore per il viaggio, dalla passione per le sterminate autostrade americane descritte nelle opere dei Beat. Dal loro mondo, dalla loro realtà comincia il mio avvicinamento alla cultura Pop e da loro nasce la passione per Warhol & Co e per i loro linguaggi di comunicazione. Ho sempre sostenuto la lotta contro il Copyright del collettivo Luther Blisset (adesso Wu Ming) perché credo che l'arte (come la cultura in genere) sia un bene troppo prezioso per appartenere a pochi e che vada condiviso con l'intera umanità; da qui nasce il mio modus operandi: prelevo le immagini dai linguaggi di comunicazione di massa, le decontestualizzo, le rielaboro e le riporto a nuova vita. In questo modo, ottengo un'opera totalmente differente dal contesto originale e difficilmente riconducibile ad esso!

Contraddistingue il tuo lavoro una singolare varietà tematica e stilistica. È come se una dirompente forza creativa ti afferrasse e deviasse il tuo interesse verso una singola tematica, esaurita la quale arrivi a cambiare completamente genere. Raccontaci come nasce il tuo lavoro… È sempre stata una mia caratteristica l'iperproduttività, ricordo che quando mi occupavo di video, riuscivo a scrivere, girare e montare un corto ogni tre mesi (con tutto quello che comporta in organizzazione, tempistica e logistica) lottando con la disponibilità di attori, cameraman, montatori, che, non essendo professionisti e non essendo pagati (perché non potevo permetterlo) avevano i loro sacri impegni lavorativi e personali. Questa caratteristica è sopravvissuta fino adesso e non è detto che sia sempre positiva, anzi il più delle volte, i progetti si susseguono così velocemente da essere accantonati ancor prima di raggiungere il compimento; spesso penso che i lavori migliori sono quelli che non ho mai realizzato e che rimangono solo sensazioni, ricordi, testimonianze di parte della mia vita. Grazie a questo è difficile rinchiudermi in uno "stile" o in una definizione, di solito m'innamoro di una tematica, di un argomento, lo tratto fino all'inverosimile, fino alla nausea (ad esempio la serie "favole crudeli" è costituita da più di centoventi opere e di certo non possono e non devono essere esposte tutte) dopo di che, esaurito l'argomento la mia attenzione si sposta su di un altro tema assolutamente differente da quello precedente, come un disintossicarsi, un voler cambiare aria, è come l'essersi stancato di un luogo e trasferirsi… per me è naturale, è la continua voglia di cambiamento, è il cambiare stesso della mia attenzione artistica e dell'attenzione del mondo artistico.

Specifico del tuo lavoro è l'uso esclusivo della tecnica digitale. Una scelta che afferma la comprensione della rivoluzione Pop, ma anche l'interesse per le tecniche che consentono la sperimentazione. Qual è il criterio con il quale scegli la tecnica da utilizzare? Il percorso artistico è una continua ricerca, una perenne sperimentazione di tecnica & linguaggi, ho iniziato ad utilizzare le stampe plot perché non potevo permettermi la stampa serigrafica, ma negli anni ho trovato questo mezzo molto versatile e, con il progredire della tecnica, altamente qualitativo; i primi lavori non avevano una grande definizione (all'epoca i plotter non erano gioielli della tecnica come lo sono oggi) e per questo bisognava ritoccare a mano e coprire le imperfezioni. All'inizio andava bene, ho lavorato fino a sfruttare al massimo la tecnica, fino alla convinzione di abbandonare l'intervento manuale e lasciare solo la "fredda" stampa a solvente (una tecnica usata per le stampe da esterno, in particolare per i teloni dei camion che garantisce all'opera una durata illimitata). Alcune "serie" hanno un aspetto volutamente grafico, piatto, in altri lavori invece, riproduco l'effetto pittorico con strumenti digitali, per mezzo dei software di elaborazione riesco a simulare il dripping , le sbavature ed i chiaroscuri materici propri della pittura, questo per dimostrare che la stampa digitale è solo il passaggio finale, un filtro imparziale che non altera la composizione e l'aspetto dell'opera, ma che tutto deriva a monte dal "mezzo" compositivo usato!

Nel tuo futuro progetti già ben strutturati come "Favole Crudeli", con una collocazione delle opere alquanto insolita, e poi la personale "Anatomy of a Murder", in programma per Gennaio 2007, presso la Galleria Franco Marconi di Cupramarittima (AP). Parlaci dei tuoi prossimi impegni…
Favole Crudeli è già di per sè un progetto insolito e non riesco a pensare collocazione migliore del Museo dell'Illustrazione Comica di Grottammare per quello che esso rappresenta e per quello che è la sua struttura architettonica. Favole Crudeli è un lavoro atipico, nato quasi per gioco, ispirato alla violenza nei cartoni animati e più profondamente alla morte del sogno, alla fine dell'ingenuità. A gennaio, invece, do' inizio ad una serie di tre eventi ANATOMY OF A MURDER (Anatomia di un Omicidio) ispirati agli Snuff Movies ed alla morte in diretta. Il primo "Volume" alla Galleria Marconi ruoterà sull'otto millimetri di Zapruder: l'omicidio Kennedy. Il progetto coinvolgerà più discipline artistiche (video,letteratura,teatro) con la collaborazione di Ivana "pink" Spinelli, Lucilio Santoni e Luca Tappatà. L'argomento è molto complesso, sono anni che approfondisco la materia (in passato come video maker, sotto la guida di Canecapovolto, un team di registi sperimentali, che mi ha fornito la maggior parte del materiale) ed ho ritenuto dispersivo ridurre tutto ad una sola esposizione, perchè l'argomento è talmente vasto da richiedere almeno tre eventi. Mentre il primo volume analizza l'epoca Kennedy (la guerra fredda, la Pop art,Cuba e Fidel Castro), il secondo si concentra sui cardini dello Snuff vero e proprio, sul palcoscenico naturale delle metropoli e dei suoi abitanti, soli e vulnerabili, le prede perfette per gli snuff-maker. Il luogo non è stato ancora deciso ma conto di iniziare il 2008 con il secondo capitolo di Anatomy! In cantiere, inoltre, un progetto alla galleria Fuorizona di Macerata.

13 gennaio 2007
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Alessandro Grimaldi è nato nel 1973 a Scicli (RG)