SENZA TITOLO - 2005 - ASCIUGAMANI USATI , PLASTICA, TASSIDERMIA E VASSOI DI CARTONE SU STRUTTURA DI PLASTICA
SENZA TITOLO - 2005 - ASCIUGAMANI USATI E OSSO SU STRUTTURA DI PLASTICA

 

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ADRIANO PERSIANI
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di
Luca Panaro



Inutile negare che l'utilizzo di animali tassidermizzati contribuisce a rendere le tue opere quanto mai curiose.
Per quale motivo ti servi di questi corpi inermi?
L
e mie opere ricreano una preziosità, un lusso del tutto fittizio, per cui ciò che si vede in realtà si rivela differente da ciò che è. Una specchiera rococò è in realtà cartone, un fine pizzo è in realtà una tovaglia da cucina molto trash e così via. Mi piace abbinare alla finzione leziosa, svenevole ed eccessiva, una realtà inconfutabile come è la morte. In effetti alcune mie opere sono come "vanitas" barocche.

Come ti rapporti alle ricerche teriomorfe presenti nelle opere di alcuni artisti contemporanei?
L'animale che appare in un contesto umano, quindi l'ibrido, non mi interessa. Nel mio lavoro la componente umana, o meglio, il corpo umano è assente anche e soprattutto quando faccio abiti, per cui, quando uso gli animali tassidermizzati, gli scheletri o le singole ossa, mi interessa il loro significato più ovvio cioè la morte, la fine, l'impermanenza delle cose.

Di grande appeal è anche la finzione ricorrente in ogni tuo pezzo... cosa vuoi comunicare?
L
a finzione è il punto centrale della mia opera. Le mie opere si rifanno a periodi storici come il Barocco ma soprattutto il Rococò nel quale l'arte si è a volte quasi disintegrata nella decorazione e nella rappresentazione più edulcorata e finta della realtà. Partendo da questo alfabeto figurativo già di per se falso, aggiungo un'ulteriore falsificazione che è quella dei materiali preziosi che in realtà non lo sono. Così facendo cerco di portare all'estremo la falsità di ciò che creo per sottolineare il puro fattore mentale del bello, l'esperienza personale della percezione della bellezza slegata da una fisicità che è comunque effimera.

Spiegaci come arrivi all'opera finita...
La parte fondamentale del mio lavoro è la realizzazione, il processo "artigianale" dell'esecuzione che spazia da competenze proprie del sarto, del mobiliere, del tappezziere, del pittore. L'opera finita è importane ma è come il punto alla fine di una frase. Il processo è continuo per cui non penso alla fine di un singolo pezzo come ad un momento risolutivo perché in effetti per me l'opera è il flusso del fare. I singoli pezzi sono delle puntualizzazioni e forse una fine in se non ce l'hanno.

7 ottobre 2005
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Adriano Persiani è nato nel 1972