Festa d'estate. Modena luglio 2004
Vicolo Bolognetti, rassegna Estatike, Bologna giugno 2004

 

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ELISA ROMAGNOLI
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di
Luca Panaro



Zaino in spalla e macchina fotografica ben salda nelle mani, il tuo sguardo da reporter d'assalto sembra ingordo anche di "banali" attimi di vita quotidiana.
Perchè fotografi il mondo che ti circonda con tale avidità?
Deformazione professionale. La fotografia è un atto egoista e crudele, hanno detto. Avido senza dubbio. La contraddizione più forte nasce quando si fa un certo tipo di fotografia, quando si utilizza il dolore degli altri per destare le coscienze.

Guardando le immagini qui pubblicate, pare di scorgere un "occhio indiscreto" a tal punto da avvicinarsi ad una sorta di candid camera, capace di vedere senza essere visto. Helmut Newton diceva che i fotografi passano la propria vita a "guardare attraverso un buco della serratura". Tu cosa ne pensi?
Uno dei miei più grandi desideri quando ero una ragazzina era la possibilità di essere invisibile così da potermi avvicinare ai soggetti per coglierli nel modo più naturale possibile. Questo è un po´ il concetto del buco della serratura che però con gli anni ho scoperto non essere il modo migliore per fare fotografia. Guardare da dietro la macchina è già di per sé guardare da dietro il buco di una serratura, nascosti, come al riparo dal mondo che ci circonda. Credo invece che la fotografia debba interagire e dialogare con i suoi soggetti per far sì che la macchina torni ad essere solo un mezzo e che il discorso venga articolato da chi sta dietro la macchina. In questo modo la fotografia da luogo di riparo diviene sfida e ricerca, che stimola i saperi e la curiosità. Per me è stato così, la mia sensibilità mi ha portato in giovane età a collocarmi dietro un obiettivo trovando un riparo forse alle mie insicurezze, solo col tempo e con la ricerca di una fotografia giornalistica sono riuscita ad uscire allo scoperto, metterci la faccia e tutta me stessa. Riuscire a far scomparire la macchina di fronte al soggetto implica necessariamente un rapporto di tipo fiduciario tra fotografo e fotografato, che non si ottiene certo guardando da dietro un buco della serratura. Credo fosse Capa che diceva che più ci si avvicina al soggetto più la fotografia sarà riuscita. In tutti i sensi.

Cosa rende un momento fra amici o la vernice di una mostra d'arte un soggetto degno di essere congelato in una immagine?
"Ah, che bello, bisognerebbe fotografarlo! Già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, è come se non fosse esistito, e quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia." Italo Calvino

Se non avessi una macchina fotografica fra le mani osserveresti la realtà che ti circonda allo stesso modo?
Mi capita spesso di impormi di non muovermi mai senza la mia macchina fotografica, ma regolarmente la dimentico, e probabilmente non a caso. Come diceva Calvino non si può pensare di poter fotografare ogni istante della propria vita e nemmeno vivere nel modo più fotografabile possibile. In fondo i nostri occhi sono la migliore macchina fotografica possibile e io faccio sempre un sacco di foto. Il mio sogno più grande è che la fotografia torni a farsi linguaggio autonomo.

2 agosto 2004
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