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SILVIO WOLF
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di Valentina Riboli



Potrebbe indicarmi la sua personale definizione di Soglia?
La soglia è un luogo reale e simbolico che simultaneamente connette e separa: il limite tra due entità che dona identità ad entrambe.

Se non sbaglio Grotta una delle sue prima opere, datata 1988, rappresenta la Soglia intesa sia come confine che come passaggio, poiché delimita ma, allo stesso tempo, apre e ci conduce verso nuovi orizzonti, giocando sul binomio Luce/buio. Nel corso degli anni è cambiata la sua concezione della Soglia?
L'idea di Soglia appartiene in forme diverse a tutto il mio lavoro, sia nelle immagini ispirate all'architettura sia in quelle apparentemente più astratte. Nelle immagini architettoniche riconosco la soglia in luoghi reali che interpreto come modelli di realtà: il limite tra interno ed esterno, presenza e assenza, qui e altrove, in grado d'indicare strade, esperienze e alterità possibili. La soglia è un confine che si affaccia su due mondi dei quali l’uno non potrebbe esistere senza l’altro: ciò che unisce, separa. Anche la Fotografia, in quanto linguaggio simbolico, può essere pensata come soglia tra il Reale visibile e i suoi multipli livelli d’interpretazione: limite e punto di coincidenza tra materiale e immateriale, visibile ed invisibile, reale e possibile. La Fotografia è un’interfaccia, la soglia tra l’Io e il Reale.

Rosalind Krauss diceva che la luce è un ponte tra il mondo delle impressioni sensibili e il mondo dello spirito. In che modo e perchè la Luce è diventata soggetto di alcuni suoi lavori?
Nel mio lavoro la luce è attivamente soggetto e mezzo in un vincolo inscindibile tra processo e forma, linguaggio e realtà: l'uno è l’altra. Fotograficamente parlando la luce opera uno strappo virtuale che mi consente di materializzare l’altrove in un luogo da me intenzionato. Essa genera una condizione d'ubiquità, un legame immateriale tra corpo reale e corpo virtuale: i due esistono simultaneamente in un unico, nuovo spazio-tempo.

Quali altri artisti che lavorano intorno ai concetti di Soglia e Luce, l'hanno ispirata? In che modo si è relazionato a loro?
Nel tempo mi sono interessati i lavori di Jan Dibbets, Lucio Fontana e James Turrel. Una percezione condivisa e una sensibilità affine dell’idea di spazio e della luce pensata come soggetto e usata come mezzo, attraverso un percorso esperienziale e concettuale assieme.

Trova delle assonanze tra il suo lavoro e quello di Hiroshi Sugimoto, in modo particolare con la serie Seascape?
Sin dal 1979 ho indagato l’idea di Orizzonte come limite attivo tra finito e infinito, visibile e invisibile. L’orizzonte è visibile e fotografabile, al tempo stesso infinitamente lontano e totalmente immateriale. E’ una linea, un'illusione e un’esperienza reale. Una impossibilità visibile e/o una realtà invisibile.

Qual'è il suo modo di creare, dall'idea alla realizzazione di un lavoro?
Agisco molto intuitivamente attraverso brevi percezioni, momenti di risposta, riconoscimento, espressioni di un pensiero che vede e si riconosce in ciò che già è. A posteriori posso diventare estremamente analitico; riguardo e rileggo, lascio sedimentare, riprendo, agisco sulla “realtà dell’Immagine” e non più sulla memoria, l’esperienza, il racconto. E’ un ricominciare dall’inizio, ma da un nuovo inizio che ha già individuato risposte e una via praticabile. Le cose prendono così forma e ad un certo punto richiedono di non essere più toccate.

Oggi la fotografia è...?
E' tante cose, molte di queste sono davvero banali, ormai inutili. Il visibile è tutto mappato; l’intero pianeta è ricoperto da immagini: il cuore del problema è a mio avviso il Soggetto: colui vede, come vede e soprattutto: cosa vede.
Penso alla Fotografia come:
- Una forma simbolica del pensiero attuata attraverso l’esperienza.
- Una profezia del Tempo Presente.
- Una esegesi del Tempo Presente.
- L’Altrove Presente.

Come è avvenuto il passaggio dalla fotografia al video-installazione?
Ho avvertito l’urgenza di non più solo “fotografare” gli spazi, ma di intervenire su di essi, creare nuove relazioni e multipli punti di vista. La necessità di entrare nello spazio e non solo rappresentarlo. Il video mi ha dato accesso ad un altra dimensione del tempo, anche se non lineare.

Cinematograficamente da chi e in che modo (concettualmente e visivamente) è stato influenzato?
Stanley Kubrick, Andrej Tarkowsky, Alfred Hitchock.

Durante la sua esposizione al Pac nel 2011 è come se avesse trasformato lo spazio della galleria, in una Soglia fra esterno e interno. Questo per indicare che i confini sono solo limiti creati dall'uomo che ci impediscono di interagire in modo fluido tra spazi interni ed esterni?
I limiti sono creati per essere trascesi, le soglie per collegare e separare assieme, aggiungere sottraendo, aumentare togliendo.
Giacomo Leopardi ha utilizzato una siepe come strumento poetico: il limite imposto al proprio corpo affinché il suo spirito potesse alludere all’idea di Infinito. Noi funzioniamo così: i limiti ci potenziano, ciò che impedisce, consente. Non ci sarebbe nessun interno, nessun esterno senza una separazione. Al PAC ho collegato l’esterno con l’interno mediante una soglia di luce. Questa separazione ha consentito un congiungimento e una doppia presenza. Ciò che separa collega. Il limite dello sguardo è la potenza del nostro linguaggio.

14 febbraio 2014
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Silvio Wolf è nato nel 1952 a Milano

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